Biografia
Karen Putzer
L'Orgoglio di Karen
di Pierangelo Molinaro, SportWeek 01.02.03

Dicono che la cosa peggiore dello sci siano gli occhiali: perchè nascondono gli occhi di Karen Putzer...occhi splendidi, vivi e intelligenti, che mostrano uno spicchio del vulcano che bolle dentro l'anima di questa atleta. Non raccontano i suoi 24 anni, ma molto di più: la fuoriclasse che costruisce le vittorie, ma anche la ragazza che vive il suo tempo, le passioni dei suoi coetanei e interessi insospettabili in un personaggio che conosciamo solo quando calza gli sci. Ora ha davanti i mondiali di St. Moritz, che potrebbero essere una sintesi della prima parte della sua carriera e lanciarla verso una nuova fase. Nel suo sport è difficile vincere perchè ogni volta bisogna battere 70 e più avversarie. Non basta essere allenate e avere talento: gli sci in quel momento devono essere al top, la ricognizione di un percorso fra le porte deve essere stata perfetta, nessun grumo di neve ti deve giocare contro. E ci vuole anche fortuna. E, se vinci, arriva la popolarità. "Per me è ancora un gioco" spiega Karen "che mi fa piacere e mi rende orgogliosa. E' una conseguenza necessaria del successo: forse ti leva un poco di libertà, ma ti permette anche nuove esperienze, ti fa conoscere nuove persone e realtà. Forse non ho ancora visto gli aspetti negativi della popolarità, ma mi rendo conto che il giorno che non vinci, la popolarità cala. Vedere il mio nome nel titolo di un giornale o la mia foto è bello e mi rende orgogliosa, mentre leggere quanto scrivono di me mi fa pensare. e c'è un aspetto curioso: qualche frase mi ha fatto scoprire qualcosa di me che non avevo ancora realizzato. Non sempre è tutto vero quello che leggo, talvolta è impreciso, ma capisco che non è facile in poche parole inquadrare una persona. Certo, te ne accorgi solo quando sei popolare. Ora la gente mi riconosce e mi ferma. Prima lo faceva solo perchè vestivo la divisa della squadra azzurra."

Ma c'è un aspetto che Karen vorrebbe approfondire: "La popolarità mostra sempre una sola faccia di me, quella della sciatrice. Ma io non sono solo la ragazza che ha il fiatone alla fine di una gara, che parla di curve e di lamine. Anche se mi sto dedicando quasi totalmente allo sci, penso pure allo studio, ai miei amici, alla mia famiglia, seguo i fatti del Mondo e del mio Paese. C'è solo un angolo di me di cui sono gelosa: la mia vita privata."

Il successo: quali sono le difficoltà per raggiungerlo? "Quando ero piccola e sognavo di vincere la Coppa del Mondo, pensavo fosse più difficile ottenerlo. Invece, tutto è venuto naturale. Penso che molto dipenda da come ti poni. Lo vedo, ora, con i Mondiali: leggo che saranno un esame, una prova del fuoco. per me, sono solo una possibilità che ho davanti. Quella mondiale è una gara secca, vinci o perdi, e questo è stimolante. Forse è un atteggiamento che ho assimilato studiando. Quando frequentavo il liceo classico, sapevo che i miei genitori, se i voti fossero stati deludenti, mi avrebbero imposto una scelta. Ma io non volevo scegliere fra studio e sci, e così l'unico sistema era andare bene su entrambi i fronti. Mi ero messa in testa che la scuola era il primo obiettivo della mia vita e che lo sci doveva essere un divertimento, anche se praticato con molta serietà. Ho capito che ci voleva metodo, che la mia vita andava programmata, che l'aspetto più importante era la concentrazione. Non era facile, perchè perdevo le lezioni, andando in giro per le gare. Ma, appena tornavo a casa, mi mettevo a studiare. Talvolta ho temuto di non farcela, specie il lunedì quando rientravo a scuola dopo le gare e spesso mi mettevano in una stanza da sola per svolgere due o tre compiti in classe che avevo saltato. Amavo il greco e il latino, ma psicologicamente avevo il fiatone, a furia di correre dietro a tutto. Eppure alla fine ho passato la maturità con 53/60, voto di cui vado fiera, considerando la mia doppia vita. Ma il giorno in cui ho avuto la più alta opinione di me stessa è quando ho superato, all'università, l'esame di diritto romano, una materia fondamentale nel mio corso di laurea. Ma a rendermi orgogliosa è stato il fatto di aver superato brillantemente una prova scrivendo e parlando in italiano. Sono di madrelingua tedesca e non è facile parlare e scrivere bene a quel livello. Sì, ora sono indietro con gli esami, perchè ho deciso di vivere fino in fondo questa esperienza nello sci. Ma non penso di aver perso qualcosa rispetto alle mie coetanee. Questa rincorsa non mi ha lasciato il tempo di annoiarmi. Anzi, considero la mia vita ricca e spesa bene. Le difficoltà ci sono sempre, per chiunque nella quotidianità, ma affrontarle significa crescere. Ricordo la mia prima gara di Coppa, un gigante a Cortina, nel '95 a 16 anni. Non avevo mai affrontato prove più lunghe di 50 secondi e quel giorno finii in 1'30''. La fatica mi spaventò, e riuscii a parlare solo dopo cinque minuti dall'arrivo, ma capivo che era un passaggio necessario. Sono trascorsi otto anni da allora e sono davanti a questi Mondiali nei quali spero di fare bene. Vesto la divisa della Nazionale, so che non corro solo per me. Il traguardo a cui tengo di più? Convincere la tv che lo sci è bello."