Biografia
Karen Putzer
Cosa avranno in comune questi due?
di Sandro Mangiaterra, Panorama 17.07.03

Lui ama lo sport e ha scritto un best-seller. Lei legge molto ed è una campionessa della neve. Hanno trascorso una giornata insieme. Scoppiettante, dalla prima all'ultima battuta.
Uno studia la frase d'esordio, che vorrebbe essere pure un filo spiritosa: «Faletti, le presento Karen Putzer, la più grande sciatrice italiana; Karen, questo è Giorgio Faletti, il più grande scrittore italiano». Invece niente, non c'è nemmeno il tempo di pronunciare una sillaba. Appena lei mette giù il piede dal traghetto che l'ha portata all'Elba, lui le va incontro, la abbraccia e comincia a sparare le prime battute di una serie che andrà avanti senza tregua da mane a sera. «Devi sapere» attacca «che quando ho avuto la conferma che saresti venuta a trovarmi, ho smanettato a lungo su internet. Risultato: 1.500 foto tue, tutte con tuta, casco, occhialoni». Ci scapperebbe un sonoro: «Minchia, signor tenente». Più signorilmente, invece, continua: «Non ti rendono onore, devi farti vedere in viso, sei talmente carina!».
Poi, bando alla galanteria, comincia lo spettacolo, perché in fondo Faletti non sa resistere alla tentazione di continuare a essere quel grande showman che è sempre stato. «Non ci crederai, ma anch'io sono un campione di sci. Mancato. Ho smesso quando ho cominciato a capire a che cosa servivano le ragazze». E via con i racconti di cancelletti che non volevano aprirsi e ributtavano indietro, di cadute alle prime porte, di improbabili soccorsi alpini. E di bevute pantagrueliche. E di nottate da record. La moglie Roberta è lì, ride. Karen se ne esce con una frase che sembra più che altro una riflessione su se stessa: «Chissà come ci si deve divertire a vivere con Faletti». Già, chissà.
Comincia così lo strano incontro di una giornata di inizio estate tra lo scrittore e la sciatrice, sullo scenario del buen retiro elbano di Faletti. Due personaggi che più diversi non potrebbero apparire. Un fiume in piena lui, maglietta e calzoncini, forma smagliante alla faccia di qualche (serio) acciacco. Timida e di poche parole lei, pantaloni bianchi e muscolotti bene in vista sotto la canottiera, abbronzatissima, appena reduce da una vacanza (premio, organizzata dalla sua marca di sci) in Corsica. Uno volubile, disordinato, capace di inventarsi mille mestieri e mille identità. L'altra pervicace, con i ritmi della giornata scanditi dagli allenamenti, concentratissima solo sulla vittoria sportiva. Lo scafato uomo di mondo che conosce tutto e tutti. La ragazza che parte da Bolzano in treno per andare a Milano ad assistere al suo primo concerto rock, Bruce Springsteen, l'idolo del Walkman.
Eppure, i due si volevano conoscere da tempo. L'amore per la montagna e quello per i libri ribollono in entrambi. Scava scava, alla fine si scopre che questi due tratti del dna avvicinano più di quanto allontanino le differenze di età, di personalità, di esperienze. Tanto che lui tenta il colpo a effetto: «Il protagonista del mio prossimo romanzo è una donna, si chiama Karen e fa la sciatrice» butta lì lui, con la faccia improvvisamente seria che per un attimo ti viene voglia di credergli.
Dunque, Karen, racconti: che cosa le dice il nome Faletti?
Putzer. Mi dice che ero in trasferta in Norvegia. Una roba noiosissima, come spesso sono le trasferte: con il più vicino paese a 50 chilometri, l'albergo a metà pista che se fa brutto tempo non puoi nemmeno mettere il naso fuori, eccetera eccetera. C'era uno degli allenatori, in aereo, che stava leggendo Io uccido. Arriva sera e chiedo alla mia compagna di camera, Daniela Ceccarelli: «Che leggi?». Volta la copertina: Io uccido. Mi è venuta voglia di chiedere all'allenatore di prestarmelo. Cose da matti: non riuscivo a smettere. Andavamo sulla neve a fare due ore di pali, tornavamo in stanza e io riprendevo il libro. Abbiamo anche ingaggiato una gara serale con Ceccarelli a chi finiva per prima: io andavo avanti e le raccontavo come proseguiva e lei diventava una bestia. Tre giorni in Norvegia e via, 700 pagine di malloppone sono volate. Ah, dimenticavo: ho vinto due gare.
Faletti. Ecco la vera notizia: Faletti porta buono.
E a lei che cosa dice il nome Putzer?
Faletti. Una ragazza piccola, normale, adesso scopro pure carina, che batte certi donnoni da fare paura. Non è straordinario?
Altroché. Ma sia sincero: segue davvero lo sci?
Faletti. Parola mia. Adoro la montagna e adoro sciare. Da bambino c'era un ex nazionale, Francesco De Florian, che aveva visto 'sto ragazzetto che andava fortino. Certo, io ero facilitato perché, diciamo così, avevo il baricentro basso. Insomma, mi portava in giro, anche a fare gare. Una volta, mi pare fossimo al Plateau Rosa, si allenava la nazionale francese, io mi avvicino con la faccia tosta. Conclusione: Jean-Claude Killy mi regalò una berretta della nazionale francese, che a quei tempi era il massimo. L'ho portata fino a bucarla.
E adesso?
Faletti. Adesso è scattato qualcosa che mi ha reso un animale marino, che sta all'Elba come nell'habitat naturale. Di conseguenza vado a sciare un po' meno, ma vado. Facciamo un gruppone: qualche volta si unisce Paolo De Chiesa, che è delle mie parti, di Saluzzo. Oddio, più che altro sono zingarate tipo Amici miei: tre curve e una sosta al rifugio. Senza contare che adesso ci sono gli sci carving, che girano da soli: il carving è il Viagra dello sci.
Quanto a lei, Karen, è vero che legge moltissimo? Putzer. Mi piace leggere, vero. E poi, appunto, ci sono certe trasferte.
Autore preferito?
Putzer. Grosso modo devo avere letto tutto Ken Follett.
Scusi, ma in che lingua legge?
Putzer. In lingua originale.
Prego?
Putzer. Sì, in lingua originale: un autore italiano in italiano, un tedesco in tedesco, Follett l'ho letto in inglese. Un po' a fatica, ma...
Faletti. Hai capito qui, lo scricciolo? Parte lenta, poche parole, ma poi zac, viene fuori il carattere.
Un attimo: non sarà mica invidioso? Lei, Faletti, ha una popolarità che nemmeno una medaglia d'oro olimpica...
Faletti. Ok, e ne sono felice. La popolarità è arrivata grazie alla tv, con personaggi alla Vito Catozzo. Non mi ha mai infastidito, perché non è oppressiva: io ho portato nelle case un sorriso, non sono Vasco Rossi che le ragazzine lo farebbero a fette. Poi con il libro si è aggiunta una consacrazione di spessore, che...
Putzer. Se è per questo, io a casa ricevo lettere di fan dall'Australia, dal Canada, dal Giappone.
Faletti. Se è per questo, Io uccido verrà presto tradotto in Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, e ci sono trattative per Gran Bretagna e Stati Uniti.
Quindi, ha deciso che da grande continuerà a fare lo scrittore.
Faletti. Più o meno. Io sono un tipo volubile. Meglio, goloso. Mi piace tutto. Poi devo confessare una cosa. Anzi due. Primo, che all'idea di non salire mai più sul palcoscenico mi prende un altro colpo che casco giù all'istante. Secondo, leggo sui giornali i nuovi palinsesti, che Teo Teocoli farà questo, Diego Abatantuono quest'altro... E a me mi rode il fegato. Un po'. Tanto.
Putzer. E a me rode se penso a Janica Kostelic.
Faletti. Chi, la croata?
Putzer. Lei.
Faletti. Buona quella: in un anno avrà messo su 20 chili. Chissà come ha fatto.
Putzer. Non so come ha fatto, ma la realtà è che vince sempre lei.
Perciò, addio Coppa del Mondo? Si punta tutto su un oro alle Olimpiadi di Torino?
Putzer. Ma nemmeno per scherzo. Ci si allena di più, si gareggia in quattro discipline. La vedremo.
Ha mai avuto un momento in cui ha pensato: «Basta, smetto con lo sci, mi laureo e metto su famiglia»?
Putzer. Nella stagione 1998-99, quando il direttore agonistico, Giorgio D'Urbano, mi aveva inserito nel gruppo della discesa anziché in quello delle discipline tecniche. Mi rifiutai persino di gareggiare, una volta, perché a me la libera allora proprio non andava giù.
Com'è finita?
Putzer. L'ho spuntata io, sono tornata ad allenarmi in gigante e slalom, D'Urbano è stato cacciato e, guarda un po', oggi sono diventata la migliore discesista italiana.
Faletti? Lei ha mai dovuto battere i pugni sul tavolo?
Faletti. Ricordo una riunione in cui si discuteva della miniserie Colletti bianchi. Qualunque cosa dicessi non andava bene, erano tutti contro di me. Mi alzai e sbottai: «Ragazzi, basta: non è statisticamente possibile che io abbia sempre torto». Anche qui, comunque, alla fine si fece quello che volevo io.
Come passerete l'estate?
Putzer. Ad allenarmi. Condizione atletica ad Asti, la città di Giorgio, dove risiede il mio preparatore. Poi Stelvio, Cervinia, le nevi argentine. Vacanze terminate, purtroppo.
Faletti. Allenamenti anch'io. Devo seriamente concentrarmi sul nuovo romanzo. Mettiamola così: la versione pubblicata equivale alla gara, mentre scrivi è tutto allenamento. Ecco, nella mia vita passata, di comico e cantante, sono sempre stato uno scattista, tutto si esauriva in una performance di cinque minuti. Scrivere mi ha trasformato in un passista, uno con i tempi lunghi, che sa dosare gli sforzi, che ci mette del metodo. D'altronde Picasso diceva: «La tecnica non è arte, ma ogni arte ha la sua tecnica».
Faletti, vuole pure mettersi a fare il filosofo?
Faletti. Ma va là! È solo che fai e disfi, tagli e cuci, limi i centesimi a ogni frase.
Putzer. Restiamo d'accordo così: le prossime gare in Italia, a Cortina o a Sestriere, vieni e sciamo insieme. Adesso, che ne diresti di un giretto sulla tua barca?
Faletti. Fantastico. Tanto Karen, con me, ormai, non corri alcun pericolo.